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8 semplici hacks per vivere una carriera artistica esplosiva

Non esiste una formula magica.

Ma tante piccole formule magiche, che possono aiutarti a scoprire la strada, per vivere il successo secondo i tuoi termini.

Se sei un creativo, artista, poeta, autore seriale, scrittore, pittore, fotografo, musicista, regista o quant’altro, e stai cercando nuovi modi per esprimerti o per raggiungere più persone; allora questo è l’articolo che fa per te.

Voglio elencarti alcunihacksche ho appreso, sperimentato, ma soprattuttorubato(a chi di esperienza e credibilità ne ha più di me) e di cui forse anche tu potresti beneficiare.

Senza indugio, procediamo.

1. Identifica cosa vuoi fare e come realizzarlo senza rinchiuderti in gabbie immaginarie

Io voglio solo fare il fotografo, il cantante o la ballerina, cos’altro c’è da sapere?

I percorsi non sono mai lineari

Potresti esibire le tue foto in galleria, o inventare, come JR, un nuovo approccio di foto-arte sociale, installandole tue creazioni su palazzi, piazze, favelas.

Potresti iscriverti a un talent, sperando qualcuno ti noti, o creare una tua label e dar vita a una nuova community.

Potresti fare i provini per accedere alla Scala di Milano, o creare contaminazioni stilistiche, e gestire autonomamente la produzione dei tuoi spettacoli.

Le possibilità sono endless.

2. Dona la tua arte gratuitamente per guadagnare

Nell’ambito dei new media e della comunicazione lo streaming detta legge. I beni creativi (un tempo prodotti), diventano servizi accessibili gratuitamente (con l’ausilio di pubblicità), o con piani a pagamento (senza pubblicità), accessibili ovunque e illimitatamente.

Questo ha significato una decrescita esponenziale del download di film, musica, contenuti editoriali.

Guadagnare attraverso le royalties dei colossi dello streaming (Apple, Amazon, Google, Spotify) non è cosi semplice, se non hai milioni di streams. A sua dimostrazione oggi alcuni major artists escludono le loro pubblicazioni da queste piattaforme (vedi Taylor Swift). Opzione non sostenibile a lungo termine (i catologhi ritirati sono sempre più sporadici).

Un’opzione plausibile è la distribuzione dei contenuti attraverso copyright Creative Commons.

Un nuovo modo di intendere la proprietà intellettuale, necessaria a seguito della disruption totale dei vecchi stilemi. Cedere le proprie pubblicazioni gratuitamente (solo per uso privato e non commerciale) e parallelamente renderle disponibili negli stores a pagamento (per chiunque voglia sostenere la tua arte).

Questo significa aumentare drasticamentela visibilità dei propri prodotti, con conseguenti nuove opportunità che si verrano a creare (sincronizzazioni, brand partnerships). Oltre che, paradossalmente, vendere più copie.

Kellee Maize e molti altri casi di successo lo attestano. Ma gli stessi U2 (che non hanno bisogno di presentazioni) hanno reso disponibile il loro album Songs of Innocence, gratuitamente (tramite un’accordo commerciale con Apple). Mossa strategica che ci fa intuire quanto sia necessario invogliare il pubblico a possedere, ciò che oggi possiamo già avere, senza necessità di scaricarlo illegalmente.

3. Crea Side Projects

Se sei un’artista 3.0 svilupperai indubbiamente altre competenze, al di fuori di quelle legate esclusivamente alla tua attività artistica. Sfruttarle nel migliore dei modi è ciò che insegna il Side Product Marketing.

Un case study rinomato è Unsplash (sito che cede immagini di qualità gratuitamente), nato come side product di Crew (portale che mette in contatto domanda/offerta per i creativi del web).

In alcuni casi i side products, possono essere beni / servizi gratuiti (generanti remarketing). In altri daranno più profitti dell’attività principale.

4. Melius abundare quam deficere

La qualità non basta. Deve essere associata alla quantità.

Pablo Picasso ha realizzato oltre 25000 opere. W.A. Mozart oltre 600 composizioni. Isaac Asimov più di 400 libri.

La nostra è un’epoca caratterizzata dal voglio tutto e subito. La fretta dell’arrivare, l’ambizione della fama, le pressioni familiari e sociali ci spingono (e ci fanno credere) nel risultato immediato. Pena il fallimento.

Così le persone si autoconvincono (sarà capitato anche a voi):

Sto lavorando a un progetto che mi farà fare il salto di qualità…

Questo mio nuovo prodotto non può lasciare indifferenti.. vedrai la reazione della gente…

Ho scritto una gran canzone, con questa sicuramente farò il botto…

Dovete scrivere, sporcarvi le mani, costruire tutti i giorni e non aspettare che le cose arrivino solo perchè avete pubblicato un libro, un disco o una piece teatrale. L’artista crea ogni santo dì.

La creazione richiede tempo. L’arte pazienza. Il genio perseveranza.

Con la velocità della rete e la fuga dei contenuti, a maggior ragione.

5. Discoverability

Webputation, seo, branding, social strategy e quant’altro sono tanti bei paroloni che significano: sii credibile, riconoscibile, raggiungibile.

In un mare di offerta (il tallone d’achille della rete), come ti distinguerai dagli altri? Come ti troveranno? E perchè i clienti (o meglio le persone) dovrebbero fidelizzarsi al tuo prodotto (quadro, libro o quant’altro)?

Queste sono le domande basilari che dovresti porti nel momento in cui decidi di buttarti nell’ambito creativo (e più in generale del business, perchè di questo stiamo parlando).

Qual’è il messaggio, il contenuto, la purpose di quello che proponi?

Non sarà solo una brutta copia di qualcosa che già esiste? Risponde davvero ad un’esigenza (che non sia solo tua)?

Nel presente fare distinzione tra commerciabilità online e offline è tematica obsoleta, ma molto in voga. Se vuoi approfondire l’argomento ti rimando a Smart di Frederic Martel.

Ma come può la gente interessarsi a ciò che fai, se digitando il tuo nome su Google non compare nemmeno un link in terza pagina (nei risultati di ricerca)? È forse il caso di rivalutare la tua strategia?

6. Trai ispirazioni da ambiti di non appartenenza

Fai musica rock, e su Spotify non ascolti altro. Ti occupi di fotografia e nel tempo libero guardi il tuo feed di 500px. Vorresti aprire un canale di tecnologia su YouTube, e passi i tuoi pomeriggi a centellinare i video di MKBHD.

Non è sbagliato approfondire la materia di cui ci occupiamo. Ma dovremmo ampliare la nostra visuale.

Ricercare ispirazioni da ambiti paralleli, affini o a volte anche che esulino da ciò che facciamo, può darci ispirazioni e lampi di genio inaspettati. Questo perchè la mente si stanca facilmente quando gli proponiamo sempre le stesse cose.

Mai pensato che una ricetta di cucina possa illuminarti su sfumature inedite da applicare al tuo color grading, vedere una commedia teatrale possa darti nuovi spunti per il tuo libro, che un viaggio in montagna ti faccio scoprire il brivido dell’iNomad?

Stupisci te stesso e chi ne gioverà di più sarà il tuo flusso creativo.

7. Non firmare contratti esclusivi per le tue opere

Dopo aver tutelato le tue opere per evitare possibili plagi (a proposito sapevi esistono alternative più efficaci ed economiche alle normali Collecting Societies? Safe Creative ne è un esempio), il passaggio successivo è quello di cercare un publisher.

Niente di più sbagliato.

Oggi viviamo nell’epoca dell’autonomia, delle startup, dei nuovi mercati indipendenti. Siamo cresciuti in un’epoca top-down dove il potere editoriale è sempre stato gerarchico. In pochissimi anni siamo approdati all’era bottom-up. Dove i vecchi consumatori di contenuti, sono divenuti i suoi creatori.

Tv, radio, discografia, editoria sono i rami presi d’assalto dal web. Ormai divenuti suo inglobamento.

Eppure ancora molte persone si fottono allegramente con le proprie mani, per cedere (in cambio di aria fritta) le proprie opere.

Sicuramente non potrete fare tutto da soli. Dovrete affiancarvi a distributori o a chi possa gestire le vostre edizioni. Ma mai cedere le royalties delle proprie composizioni.

Una formula molto contemporanea è quella dove l’autore rimane l’unico owner della proprietà (su master / contenuto editoriale), e cede una percentuale sulle vendite, pattuita a priori con il distributore. Con possibilità di recesso in qualsiasi momento.

Per contro richiede molti più sacrifici e competenze, ma in cambio vi ripagherà decisamente.

8. Coltiva il sogno, non l’ambizione

Spesso interagisco con persone che hanno il solo scopo di ricevere (o dare) visibilità.

Queste persone hanno un sogno? No.

Il sogno non ti fa dormire la notte, e prosegue (a occhi aperti) durante il giorno. È l’esigenza di avere qualcosa da dire. Di lasciare un contributo.

L’ambizione per contro è soltanto la voglia di arrivare. Ma se non c’è niente oltre l’esibizione del proprio ego, la strada da percorrere è breve!

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